Storia e architettura del palazzo
La costruzione del palazzo fu voluta da Scipione Chigi, importante politico senese e ambasciatore della Repubblica durante l’assedio delle truppe imperiali e medicee nel 1554-1555. Il progetto è attribuito a Bartolomeo Neroni, detto “il Riccio”.
Il palazzo si sviluppa su due piani nobili, concepiti per garantire appartamenti separati ai figli Cristofano e Camillo, e riflette una progettazione attenta a combinare prestigio e funzionalità.
La facciata, in pietra arenaria, è caratterizzata da eleganti cornici a bugnato e dagli stemmi Chigi della Rovere e dei Piccolomini, famiglia che acquisì l’edificio alla fine del Settecento.
Gli interni e le collezioni artistiche
Il primo piano ospita un salone decorato da Bernard van Rantwijck con Storie e personaggi dell’Antico Testamento, dodici Sibille nei pennacchi e raffigurazioni di Elia sul carro di fuoco, Isaia e Giobbe.
Ai lati della porta d’ingresso sono dipinti a figura intera Sansone e Davide. Le stanze laterali contengono stucchi di Marcello Sparzo (1565-1608).
Al secondo piano, il salone principale è arricchito da affreschi e stucchi di Rantwijck e Sparti, raffiguranti le Storie del condottiero romano Furio Camillo. Le tele di Dirck de Quade van Ravensteyn (1565-1620) raccontano le Storie di Scipione l’Africano.
Nei due saloni e negli ambienti attigui sono inoltre esposti capolavori seicenteschi di Rutilio Manetti, Bernardino Mei e Raffaello Vanni, offrendo un percorso che unisce pittura, affresco e decorazione in stucco, testimonianza della grande stagione artistica senese.
Oggi il palazzo ospita anche gli uffici amministrativi della Pinacoteca, inclusi archivio e biblioteca, rendendo l’edificio funzionale sia come spazio espositivo sia come centro culturale.



