Origini e famiglia dei proprietari
Il palazzo apparteneva a una famiglia senese estinta, i Turchi, poi subentrarono i Buonsignori. Sul portone principale una scritta ancora leggibile recita: “Palatinum Turcarum”, memoria storica di chi vi ha abitato. Il legame con la famiglia Turchi è centrale anche nell’interpretazione del nome “Diavoli”: in epoca medievale, il termine “turco” era spesso associato all’idea di infedeltà religiosa, trasformandosi nel tempo in simbolo di superstizione e male.
Il mistero e le leggende del Palazzo
L’origine del nome “Palazzo dei Diavoli” è avvolta nel mistero e nelle leggende:
Secondo la tradizione popolare, il palazzo isolato fuori dalle mura sarebbe stato teatro di riunioni segrete e riti considerati proibiti, alimentando un’aura di paura e mistero tipica del Medioevo.
Il cognome dei Turchi, reinterpretato in senso superstizioso, rafforzò l’associazione con il diabolico.
La battaglia di Camollia del 25 luglio 1526 contribuì a consolidare il mito: un contingente senese mise in fuga le truppe fiorentine e papali, e i nemici avrebbero creduto di vedere figure demoniache uscire dal palazzo. L’episodio è documentato anche in una lettera di Francesco Vettori a Niccolò Machiavelli.
Arte e architettura
Il palazzo ospita una piccola cappella, attribuita ad Antonio Federighi e Giulio Rossi, che testimonia la rilevanza artistica dell’edificio. Pur non essendo un museo né visitabile all’interno, il Palazzo Diavoli rimane un monumento di grande fascino storico e architettonico, visibile dall’esterno e immerso in un contesto che evoca il fascino medievale di Siena.






