La Cinta Senese: il maiale che è un’opera d’arte
Dal Buon Governo di Lorenzetti alla tavola di casa tua
Il nome deriva dalla caratteristica fascia bianca (la "cinta") che circonda il manto scuro del maiale, "cintando" appunto il torace, le spalle e le zampe anteriori. La Cinta Senese è una razza suina autoctona che pascola nei boschi senesi da tempo immemorabile. Così antica da comparire già nel 1338 negli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti. Allevata allo stato semi-brado, produce una carne naturalmente marezzata, saporita e profumata — il risultato di una vita vissuta all'aperto, tra ghiande, radure e aria buona.
Lonza e salame di cinta: due caratteri, un'unica eccellenza
La lonza di Cinta Senese, ricavata dal lombo, è il taglio più elegante: morbida, magra al punto giusto, con un aroma dolce che nasce da una stagionatura lenta e naturale. Il salame di Cinta Senese ha invece un carattere più rustico e diretto — grana grossa, speziatura minima, un gusto intenso che riporta alle merende contadine, ai pranzi sotto la pergola durante la vendemmia. Due anime dello stesso animale straordinario.
Il capocollo senese: aromi che cambiano di valle in valle
Ricavato dalla parte superiore del collo, il capocollo senese è un salume ricco e avvolgente, aromatizzato con pepe, aglio e talvolta finocchio selvatico. Una ricetta che non è mai uguale: cambia da valle a valle, da famiglia a famiglia, custodendo piccole variazioni tramandate sottovoce come segreti di casa.
Finocchiona e prosciutto toscano: i grandi protagonisti
La finocchiona: nata per caso, rimasta per sempre
Morbida, profumata, inconfondibile. La finocchiona nasce nel Medioevo per necessità: il pepe era troppo costoso, e il finocchio selvatico cresceva ovunque nelle campagne toscane. La leggenda racconta che la sua ricetta fu scoperta per caso, quando un salame rubato venne nascosto in un campo di finocchio e ne assorbì l'aroma. Vera o no, è la storia perfetta per un prodotto che sorprende sempre.
Il prosciutto toscano DOP: sapido, deciso, inimitabile
Più rustico e sapido rispetto agli altri grandi prosciutti italiani, il prosciutto toscano DOP deve il suo carattere alla salatura generosa — indispensabile storicamente per affrontare il clima umido delle colline interne. La stagionatura in ambienti naturali, dove l'aria dei boschi lascia le sue note aromatiche, completa un prodotto che non ha bisogno di presentazioni.
Come si mangia: il rituale del tagliere senese
Pane sciocco, pecorino e un calice di rosso
Tutti questi salumi trovano il loro compagno ideale nel pane toscano sciocco, cioè senza sale, nato nel Medioevo quando il sale era tassato e prezioso, perfetto oggi per esaltare i sapori intensi degli affettati. Serviti con pecorini locali, crostini neri e un calice di vino rosso delle colline senesi, diventano molto più di un antipasto: diventano un viaggio sensoriale nell'anima più autentica della Toscana.




