Un gesto d'amore verso la Vergine
C'è un momento, entrando nel Duomo di Siena, in cui si svolta a destra e il bianco e nero del pavimento medievale lascia spazio a qualcosa di completamente diverso: oro, marmi policromi, lapislazzuli, bronzi dorati. È la Cappella del Voto, e il contrasto è voluto, necessario, quasi commovente. Come se quella cappella volesse dire: qui ci si ferma, qui si entra in un altro stato d'animo.
Voluta da Papa Alessandro VII, appartenente alla famiglia Chigi, e costruita nel 1660, la cappella ha una pianta circolare coperta da una cupola dorata che sembra raccogliere tutta la luce del cielo e riversarla sull'altare. È uno degli esempi più importanti di arte e architettura barocca presenti a Siena: un mondo di stucchi, di preziosità, di bellezza che non si trattiene.
Il Bernini e i suoi allievi
Le statue che sembrano respirare
Dentro quella cappella così ricca, due figure si impongono su tutto: San Girolamo e Santa Maria Maddalena, entrambe opere di Gian Lorenzo Bernini, il genio assoluto del Barocco italiano. Non sono statue: sono presenze. Il panneggio che si muove, i muscoli tesi, gli sguardi carichi di un'intensità che il marmo non dovrebbe essere capace di contenere.
Accanto a loro, Santa Caterina da Siena e San Bernardino da Siena, opere degli allievi del Bernini: una costellazione di santità senese raccolta in uno spazio che sembra fatto apposta per custodirla.
Carlo Maratta e i dipinti
Sulle pareti laterali campeggiano due dipinti di Carlo Maratta, pittore del tardo Seicento: la Visitazione e la Fuga in Egitto. Colori morbidi, atmosfere intime, una grazia narrativa che bilancia la potenza delle sculture e crea un dialogo silenzioso tra pittura e marmo.
La Madonna del Voto . L'Avvocata dei Senesi
Al centro di tutto, al centro della cappella e al centro della devozione senese da oltre sette secoli, c'è lei: la Madonna del Voto, dipinta da Dietisalvi di Speme intorno al 1267-1270, tempera e oro su tavola. Un'immagine che porta ancora addosso la sacralità di quell'epoca, che guarda i fedeli con quella dolcezza antica che nessun restauro ha mai potuto, né mai vorrà, iicambiare.
È la più importante immagine mariana della città, e porta il titolo di Advocata Senensium — l'Avvocata dei Senesi: colei che intercede, che difende, che protegge. Prima si chiamava Madonna delle Grazie; il nome attuale si è diffuso dopo la peste del Seicento, quando i senesi si rivolsero a lei nei momenti più bui.
Sette secoli di preghiere
La devozione dei senesi verso questa immagine non è mai stata solo devozionale: è stata concreta, storica, documentata. Durante la peste del 1348, durante la Seconda Guerra Mondiale — quando nel 1944 le furono offerte simbolicamente le chiavi della città, ancora oggi conservate come testimonianza — durante l'emergenza del Covid-19 nel 2020 e per la pace in Ucraina nel 2022: ogni volta che Siena ha avuto paura, ha guardato verso questa cappella.
E qui una precisazione importante: la tradizione popolare collega spesso la Madonna del Voto alla Battaglia di Montaperti del 1260, ma il voto pronunciato dal popolo prima di quella battaglia fu fatto davanti alla Madonna degli Occhi Grossi, custodita nel Museo dell'Opera del Duomo. La Madonna del Voto fu invece commissionata dopo la vittoria, come atto di ringraziamento: non una preghiera prima della battaglia, ma una promessa mantenuta dopo.
Vieni a incontrarla
Entra nel Duomo, svolta a destra, fermati davanti all'altare. Guarda la Madonna del Voto negli occhi e pensa a tutti quelli che l'hanno guardata prima di te, per sette secoli, portandole paure, speranze, ringraziamenti.
Certi luoghi non si visitano: si frequentano, come si frequenta qualcuno di cui ci si fida.
Duomo di Siena, navata destra sotto la cupola, Piazza del Duomo.




