Le Fonti di Siena

Quando l'acqua diventa architettura

Una città che inventò l'acqua

Siena non ha un grande fiume. Non ha laghi, non ha sorgenti comode, non ha niente di quello che di solito garantisce la sopravvivenza a una città. Eppure Siena ha risolto il problema con un'eleganza e un'audacia che ancora oggi lasciano senza parole: ha scavato sotto il suolo una rete di gallerie drenanti lunga circa 25 chilometri, i celebri bottini, che raccolgono per infiltrazione l'acqua dai terreni circostanti e la conducono fino alle fonti urbane. 

Non era ingegneria. Era poesia sotterranea. E il risultato di tutto questo sono le fonti: architetture d'acqua bellissime e funzionali insieme, spesso con tre vasche distinte, una per l'acqua potabile, una per abbeverare gli animali, una per lavare i panni che strutturavano la vita quotidiana di interi quartieri. Alcune erano coperte e presidiate come fortezze, perché in caso di assedio l'acqua valeva quanto il pane. Alcune si trovavano fuori dalle mura e vennero inglobate nella città man mano che questa cresceva. Tutte, nessuna esclusa, raccontano una civiltà che aveva capito quanto l'acqua sia vita, e l'aveva trasformata in bellezza.

Le fonti da non perdere

Fonte Gaia: Il cuore della città

È la più celebre, la più amata, quella che tutti cercano senza sempre sapere cosa stanno guardando. Sta al centro di Piazza del Campo, e non è un caso: fu messa lì perché portare l'acqua in quel punto fu un trionfo collettivo, celebrato con una gioia tale da dare alla fonte il suo nome. L'acqua arrivò nel 1343-1346, e la città esultò. Tra il 1409 e il 1419 Jacopo della Quercia la rivestì di marmi e sculture che sono tra i vertici del primo Quattrocento italiano. Quella che si vede oggi è una copia ottocentesca di Tito Sarrocchi: l'originale, smontato per ragioni conservative, è custodito nel Museo di Santa Maria della Scala.

Fontebranda: la fonte di Dante e di Caterina

È la più antica, la più imponente, quella che porta dentro di sé secoli di storia popolare. Citata da Dante, strettamente legata alla memoria di Santa Caterina nata e cresciuta proprio qui, nella strada che porta il suo nome, Fontebranda fu costruita nel 1193 e conserva ancora tutta la forza della sua struttura originaria. Non è una fonte elegante: è una fonte potente, quasi austera, che dice tutto sulla Siena medievale senza bisogno di spiegazioni.

Fonte Nuova d'Ovile: l'acqua strategica

Costruita tra il 1296 e il 1303, è una delle fonti gotiche più interessanti della città. La sua collocazione dentro le mura la rendeva strategica in caso di assedio: chi controllava quest'acqua controllava la vita del quartiere. Intorno a lei si svilupparono nei secoli attività artigianali legate all'acqua, dalla lavorazione della carne alle pelli.

Fonte del Casato, un segreto sotto la strada

Conosciuta anche come Fonte Serena, si trova sotto il livello stradale di Via del Casato di Sotto, raggiungibile attraverso una scalinata. Conserva ancora il suo aspetto trecentesco e colpisce non per monumentalità ma per qualcosa di più raro: il rapporto intimo e quasi segreto con il tessuto urbano che la circonda. È il tipo di luogo che si trova per caso e che poi si vuole far trovare a tutti.

Fonte delle Monache, un teatro sotto terra

È forse la più spettacolare, e la meno accessibile. Si trova completamente scavata nella roccia, a grande profondità sotto il giardino dell'ex monastero agostiniano di San Paolo. L'accesso avveniva attraverso una galleria riservata alle religiose, per rispettarne la clausura. L'interno è ampio, alto, quasi teatrale, illuminato solo da una piccola apertura superiore. Si visita solo in occasioni limitate: se trovi l'opportunità, non lasciarla passare.

Fonte di Pescaia, dove l'acqua diventa museo

Una delle più importanti per dimensioni e storia, attiva già nella prima metà del Duecento. Il nome viene dalle pescaie, le vasche per l'allevamento del pesce che un tempo occupavano il fondovalle. Conserva tracce della fortificazione medievale ed è oggi sede del Museo dell'Acqua: uno dei luoghi più efficaci per capire davvero il rapporto tra acqua, paesaggio e vita urbana a Siena.

Fonte Caccialupi: la fonte delle conchiglie

Vicino a Porta Tufi, è la più insolita di tutte: una nicchia scavata nella roccia e rivestita di piccole conchiglie fossili, che la rende unica nel panorama senese. L'acqua si raccoglie in una vasca esterna ancora utilizzata per irrigazione. Non è famosa, non è segnalata, ma chi la trova capisce perché Siena sa ancora sorprendere.

I bottini: il segreto sotto i piedi

Sotto ogni fontana, sotto ogni vicolo, sotto ogni piazza di Siena scorrono i bottini: le gallerie medievali che alimentano tutto questo sistema straordinario. Alcuni tratti sono ancora oggi visitabili su prenotazione, in uno dei percorsi più singolari e indimenticabili che si possano fare in città. Camminare sotto Siena, sentire l'acqua, toccare la pietra scavata secoli fa: è un'esperienza che cambia il modo di guardare la città anche quando si torna in superficie.

Cercale, trovale, ascoltale

Le fonti di Siena non si visitano seguendo un percorso prestabilito. Si cercano, si scovano, si trovano per caso svoltando nel vicolo sbagliato. Alcune sono nascoste sotto il livello stradale, altre sono al centro di piazze che tutti attraversano senza fermarsi, altre ancora si raggiungono solo scendendo scalinate che sembrano non portare da nessuna parte.

Esci dalla mappa, segui l'acqua, lasciati portare. Le fonti di Siena aspettano che qualcuno le trovi davvero, non solo le attraversi.
Sparse nel centro storico e ai margini delle mura. Per i bottini: visite su prenotazione presso il Museo dell'Acqua.