L’arte della preparazione e la forma unica
La caratteristica forma spessa e irregolare dei pici deriva dal gesto dell’ “appiciare”, ossia arrotolare l’impasto a mano fino a ottenere lunghi cordoni. Un gesto che è rimasto immutato nei secoli, trasmettendo la tradizione in ogni movimento.
Diffusi soprattutto nella Val d’Orcia, nella Val di Chiana e nei borghi intorno a Siena, i pici rappresentano la cucina rurale che ha conservato una forte identità, un legame autentico con la terra e con i ritmi del passato.
Un piatto artigianale e iconico
La lavorazione artigianale è ancora oggi un tratto distintivo dei pici: molti produttori utilizzano la trafilatura al bronzo, che conferisce loro la tipica ruvidità capace di trattenere i condimenti.
I condimenti tradizionali includono il sugo all’aglione, le briciole di pane toscano, il ragù di nana (anatra), il cacio e pepe e i funghi porcini, tutti legati alla gastronomia locale e alla cucina senese.
Ricetta e varianti locali
Ogni famiglia e ogni trattoria ha la propria versione della preparazione della pasta fresca: più spessi, più sottili, più lunghi o più corti. L’assenza di uniformità è considerata un segno di autenticità, un aspetto che rende ogni piatto unico e ricco di storia.
Da piatto povero a piatto delle feste
I pici nascono come un piatto povero dei contadini, ma oggi sono protagonisti delle sagre locali e persino dei menù delle feste, come il cenone di Capodanno. È possibile trovarli sia fatti a mano che prodotti dai pastifici locali del centro storico e delle province di Siena e Grosseto. Un'esperienza autentica
Molti agriturismi e scuole di cucina propongono corsi per imparare a prepararli, offrendo ai visitatori un’esperienza autentica legata alla tradizione gastronomica toscana. La loro popolarità è cresciuta al punto da essere considerati un patrimonio culinario da tutelare, tanto che vengono spesso citati tra i piatti che meriterebbero un riconoscimento UNESCO.





