Una ricetta che racconta la storia
La ribollita prende il nome dal fatto che veniva cucinata in abbondanza, per poi essere "ribollita" nei giorni successivi, quando la zuppa si arricchiva dei sapori del giorno prima. I suoi ingredienti principali sono i fagioli cannellini e il cavolo nero, che deve essere stato "preso dalla ghiacciata", ossia aver subito una gelata che rende le foglie più morbide e dolci.
Le origini di questa preparazione sono antiche, e le prime tracce di essa risalgono al 1910, quando fu documentata nel libro L'arte Cucinaria in Italia di Alberto Cougnet. Ogni zona della Toscana ha la sua versione, ma la ribollita rimane un piatto che unisce tradizione e autenticità, capace di raccontare la storia delle campagne toscane.
Ingredienti e preparazione
Per preparare la ribollita, è essenziale partire dai fagioli cannellini, che vanno messi in ammollo per almeno 8 ore prima di essere cotti in abbondante acqua fredda. Una volta cotti, i fagioli vanno scolati, ma non gettate via l'acqua di cottura: vi servirà per frullare parte dei fagioli e aggiungerla alla zuppa nei passaggi successivi.
Nel frattempo, in una pentola capiente, soffriggete un battuto di cipolla nell’olio extravergine d’oliva con un po' di acqua. Quando la cipolla sarà appassita, aggiungete le verdure: carote, sedano, bietola, cavolo verza e cavolo nero tagliati a pezzetti. Mescolate bene, facendo insaporire tutto.
A questo punto, unite i fagioli cotti e metà dei fagioli frullati con un po’ di loro acqua di cottura. Aggiungete anche la passata di pomodoro e coprite con l'acqua di cottura restante, facendo cuocere il tutto a fuoco lento per almeno 2 ore.
Quando la zuppa è pronta, tostate delle fette di pane toscano. La tradizione vuole che si usi pane raffermo, che sia stato lasciato riposare per qualche giorno. Disponete il pane abbrustolito in una zuppiera e versateci sopra la zuppa calda, alternando strati di pane e di zuppa.
La ribollita: una zuppa che racconta la cucina toscana
Una volta che la ribollita si è raffreddata, è il momento di lasciarla riposare in frigorifero. Il giorno dopo, cuocetela nuovamente e servitela con un filo di olio extravergine d’oliva a crudo. Questo piatto è il simbolo della cucina toscana che non solo riscalda, ma racconta la memoria della terra, della tradizione e della convivialità.




