Un nome che racconta un mestiere
Nel Terzo di Città, nel territorio della Nobile Contrada dell'Oca, si apre un vicolo che porta nel nome la memoria di un lavoro scomparso. Il Vicolo del Tiratoio collega la zona di Fontebranda alla Costa di Sant'Antonio, passando accanto alla casa natale di Caterina da Siena, e deve il suo nome a una delle fasi più importanti della lavorazione medievale della lana: quella in cui i tessuti venivano stesi e "tirati" su grandi strutture di legno per asciugarsi dopo il lavaggio.
Un nome semplice, concreto, che dice tutto su cosa fosse questa zona nel Medioevo: non un quartiere nobile, non un centro di potere, ma un quartiere di lavoro, di acqua, di mani impegnate ogni giorno.
L'acqua di Fontebranda e l'arte della lana
L'area di Fontebranda era perfetta per le attività tessili grazie alla grande disponibilità d'acqua, fondamentale per tutte le lavorazioni. Nel Medioevo Siena era uno dei centri più importanti d'Europa per la produzione della lana, e questa zona era densa di botteghe e laboratori: tintori, follatori, lanaioli e altri artigiani che contribuivano alla ricchezza economica della città.
Questo passaggio rappresentava l'ultima fase del ciclo produttivo: dopo la tessitura, i panni venivano lavati, follati e infine asciugati nei tiratoi. In origine gestiti da privati e corporazioni, nel Trecento passarono sotto il controllo dell'Arte della Lana, una delle corporazioni più potenti di Siena. Tra il 1344 e il 1346 fu costruito un grande edificio destinato proprio a questa funzione, ancora oggi visibile lungo il vicolo, seppur trasformato nei secoli. Oggi ospita le monache di Santa Caterina e una scuola dell'infanzia: la continuità d'uso di un luogo che non ha mai smesso di essere vivo.
Dante, Mastro Adamo e la sete di Fontebranda
Nel vicolo è presente una targa commemorativa che collega questo luogo alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Il richiamo è al XXX canto dell'Inferno, dove Dante incontra i falsari e descrive Mastro Adamo, punito per aver contraffatto monete. Il dannato è rappresentato in una condizione di sete eterna, tanto da desiderare con disperazione l'acqua di Fontebranda, simbolo della sua punizione e della sua lontananza dal mondo dei vivi.
Un legame letterario che trasforma un semplice vicolo in un frammento della grande poesia italiana: pochi metri di pietra che toccano Dante, l'acqua, il peccato e la memoria.
Vieni a scoprirlo
Il Vicolo del Tiratoio è un luogo silenzioso ma denso di storia: la Siena del lavoro, dell'acqua e dell'ingegno artigiano, quella che non si vede dalle piazze principali ma che ha costruito la ricchezza e l'identità della città.
Cammina fino a Fontebranda, imbocca il vicolo, cerca la targa dantesca. Certi passaggi raccontano Siena più in profondità di qualsiasi monumento.
Zona di Fontebranda, Terzo di Città, Siena, nel territorio della Contrada dell'Oca.





