Cappella di Piazza, il miracolo artistico e spirituale della Siena medievale
Era il 1352. Siena si leccava ancora le ferite, dopo la devastante Peste Nera di quattro anni prima: decimata, ma pronta a risorgere come una fenice. Fu così fondata la Cappella di Piazza, come ringraziamento alla Vergine Maria per la fine della peste, come segno di speranza e rinascita, come simbolo della fusione tra potere civile e spiritualità senese. L’edificio racconta secoli di storia: dai primordi come portico a tre arcate, alla trasformazione in cappella sacra con volta a crociera tra XIII e XIV secolo, fino al posizionamento del coro ligneo per le reliquie di Costantinopoli nel 1359.
Architettura e scultura: un mosaico di maestria senese
Tra il 1461 e il 1468, Antonio Federighi rivoluzionò la struttura con una volta retta da archi a tutto sesto e raffinati dettagli “antichizzanti”. La facciata, completamente rifatta nel 1846 da Enea Becheroni, si unisce ai marmi pregiati del XIII secolo, forse provenienti dal Duomo, creando un mosaico storico e artistico unico. Le nicchie dei pilastri custodiscono imponenti statue di santi (1378-1382), realizzate da Mariano d’Angelo Romanelli e Bartolomeo di Tommé, mentre le grate in ferro battuto del XIV secolo, opera degli artigiani Conte di Iello Orlandi e Pietruccio di Betto, proteggono l’antico spazio sacro.
Dalla Maestà al Sodoma: arte che parla di fede
Tra il 1537 e il 1539, Giovanni Antonio Bazzi, detto Il Sodoma, arricchì l’altare con l’affresco della Madonna con il Figlio e Dio Padre. I resti di quest’opera straordinaria oggi si conservano nel Museo Civico, testimonianza tangibile della maestria della scuola senese. Ogni affresco e dettaglio narrano la devozione, l’arte e la storia di una città che sa trasformare la fede in bellezza duratura.
Cappella di Piazza, luogo di speranza e identità collettiva
La cappella mantiene il suo ruolo nella vita cittadina: ogni mattina del Palio, l’Arcivescovo celebra la Messa del Fantino, benedicendo i protagonisti e le Contrade. Nel 2022, illuminata di blu e giallo, ha espresso la vicinanza della città al popolo ucraino, confermando la sua vocazione di luogo simbolico di speranza, solidarietà e identità collettiva.





