Cinque secoli di lavoro, un'unica visione
Dal Trecento al Settecento: un'opera collettiva senza precedenti
Le prime tarsie risalgono al Trecento: motivi geometrici e figure simboliche che aprono il percorso come un prologo. Poi, tra Quattrocento e Cinquecento, il progetto esplode nella sua piena grandiosità, coinvolgendo i maggiori artisti senesi del Rinascimento in un'impresa che non ha paragoni nella storia dell'arte. Oltre sessanta tarsie realizzate con tecniche di commesso marmoreo e graffito, capaci di ottenere effetti quasi pittorici lavorando esclusivamente con la pietra, chiaroscuri, prospettive, movimenti che sembrano impossibili per un materiale così rigido e definitivo.
I grandi maestri e le scene più straordinarie
Beccafumi: chiaroscuro nel marmo
Il genio di Domenico Beccafumi firma alcune delle scene più spettacolari dell'intero pavimento: la Strage degli Innocenti, Mosè sul Sinai, Elia, composizioni di potenza drammatica che usano il chiaroscuro marmoreo in modo rivoluzionario, trasformando la pietra in emozione pura.
Pinturicchio e il Monte della Sapienza
Pinturicchio, unico artista non senese coinvolto nel progetto, firma nel 1505 il celebre Monte della Sapienza: un'allegoria del cammino umano verso la conoscenza e la virtù, una delle scene più evocative e filosoficamente dense dell'intero ciclo. Accanto a lui, maestri come Sassetta, Neroccio di Bartolomeo de' Landi e Matteo di Giovanni arricchiscono il percorso con scene bibliche e allegoriche di straordinaria raffinatezza.
La Ruota della Fortuna e le Sibille: un viaggio iniziatico
Il percorso iconografico accompagna il visitatore dalla navata fino all'altare in un cammino simbolico preciso: si parte da figure dell'antichità come Ermete Trismegisto e le Sibille, si attraversa l'esagono centrale sotto la cupola con la Ruota della Fortuna e le storie del popolo ebraico, fino agli episodi dei grandi profeti biblici. Molti studiosi interpretano l'intero ciclo come un percorso iniziatico: un viaggio dalla conoscenza terrena alla rivelazione spirituale, scritto in marmo per chi ha occhi abbastanza lenti da leggerlo.
Un privilegio raro: il pavimento scoperto
Solo tra fine agosto e fine ottobre
Per proteggerlo, il pavimento del Duomo rimane coperto per gran parte dell'anno. Solo per alcune settimane, tra fine agosto e fine ottobre, viene scoperto e restituito allo sguardo del visitatore nella sua interezza. Un appuntamento raro, quasi un evento, che rende la visita in questo periodo qualcosa di speciale e irripetibile. La cura con cui Siena lo preserva da secoli racconta meglio di qualsiasi parola il legame profondo tra questa città e il suo Duomo.





