Il nucleo originario della città
Diversi elementi collocano qui il primo nucleo urbano di Siena: i ritrovamenti archeologici, la posizione strategica sul punto più alto della città, il tracciato delle strade che circondano l’area e la conformazione dell’antico castrum.
Numerosi rinvenimenti testimoniano la presenza etrusca e indicano Castelvecchio come oppidum, ovvero piazza pubblica. La tesi più accreditata riconduce il nome di Siena a una famiglia gentilizia etrusca, Seina o Saina.
Dagli etruschi ai romani
Con l’imperatore Augusto, nella prima metà del I secolo, Siena divenne colonia romana con il nome di Saena Julia. I romani potenziarono le fortificazioni etrusche, trasformandole nella prima cinta muraria della città.
Secondo la tradizione, a Castelvecchio si trovavano le sedi delle magistrature della colonia romana, poi del gastaldo longobardo e infine del conte franco. Sempre qui avrebbero avuto la propria dimora anche i primi vescovi di Siena.
Le tracce ancora visibili
Nonostante i cambiamenti avvenuti nei secoli, Castelvecchio conserva ancora la memoria del suo impianto antico. Lo raccontano le strade interne, come Via e Vicolo di Castelvecchio e Via San Quirico, la corte sopraelevata perfettamente conservata e i resti delle torri, tra cui la Torre Voltaia, dietro Piazza del Conte.
La leggenda di Senio e Ascanio
Secondo la leggenda, Castelvecchio fu il luogo di approdo dei gemelli Senio e Ascanio o Aschio, figli di Remo, fuggiti dopo l’uccisione del padre da parte di Romolo.
I gemelli, in sella a due destrieri, uno bianchissimo e uno nerissimo, giunsero a Siena e costruirono un tempio dedicato ad Apollo per custodire il sacrario della Lupa capitolina trafugato allo zio. La comunità li elesse come capi e costruì un castello chiamato Castelsenio, termine poi trasformato in Castelvecchio.
Una curiosità in via Castelvecchio
All’inizio di via Castelvecchio si trova una targa del 1704 contro le meretrici, con l’iscrizione: “nissuna meretrice ben che maritata descritta o non descritta puol habitare in questa strada sotto pena di scudi dieci”.




