Fontebranda: dove l'acqua di Siena scorre da oltre mille anni

Mattoni di cotto, acqua che scorre e una storia che risale al Medioevo. Fontebranda è uno dei luoghi da non perdere nel cuore di Siena.

Un vicolo, un'arcata, una storia che non finisce

Nel Terzo di Camollia, scendendo verso il basso, l'aria cambia. Si fa più fresca, più umida, e prima ancora di vederla si sente: il gorgoglio costante dell'acqua che riempie il silenzio del vicolo. Fontebranda è lì, con i suoi mattoni di cotto senese, le sue arcate gotiche e i suoi merli, una delle fonti monumentali più antiche e più ricche d'acqua della città. Non è solo una fonte: è un luogo dove la storia di Siena si respira in ogni mattone, dove l'atmosfera suggestiva delle giornate calde si mescola alla freschezza dell'acqua limpidissima che scorre ancora oggi come secoli fa.

Mille anni di storia in tre vasche

Una fonte che ha cambiato pelle, ma non anima

Le arcate si ergono contro il cielo e le figure leonine fissano chi passa, con la "Balzana" al centro, silenziosa sentinella dell'identità senese. Avvicinandosi, la mano sfiora quasi istintivamente la pietra, fredda e consumata dal tempo. La lapide riporta un nome, Bellamino, e una data, 1193. Ma la fonte era già viva nel 1081, come se la città non avesse sentito il bisogno di celebrare qualcosa che aveva sempre considerato sua. Sotto, tre vasche alimentate dai Bottini dividevano il mondo in tre: l'acqua per bere, quella per gli animali, quella per i panni. Un ordine preciso, quasi severo, che scandiva la giornata di un intero rione, mentre i tintori e i conciatori aspettavano il loro turno e quell'acqua scorreva per tutti.

L'acqua che ha scritto la storia di Siena

Santa Caterina, Dante e la bessaggine dei senesi

A pochi passi dalla fonte, una casa racconta un'altra storia. È la casa natale di Santa Caterina, figlia di un tintore del rione, cresciuta a pochi metri da quell'acqua che alimentava il lavoro di suo padre. L'attuale Casa Santuario è ancora lì, silenziosa, come se quei due luoghi non potessero fare a meno di stare vicini. E poi, salendo lungo i secoli, arriva Dante: nell'Inferno, al canto XXX, Mastro Adamo ricorda Fontebranda con una nostalgia quasi fisica, affermando che rinuncerebbe volentieri al sollievo di quell'acqua pur di vedere i suoi istigatori soffrire con lui. Una lapide dantesca vicino alla fonte porta ancora quelle parole, incise nella pietra come un promemoria. E c'è chi dice che quell'acqua abbia qualcosa di strano: sarebbe responsabile della "bessaggine", ovvero la pazzia dei senesi.

Fontebranda dopo il tramonto: una tappa per tutta la famiglia

Il tramonto trasforma Fontebranda in qualcosa di diverso. I mattoni di cotto senese si tingono di sfumature ambrate, il gorgoglio costante dell'acqua diventa l'unico suono, e l'eco che si crea all'altezza delle volte regala un'acustica quasi da cattedrale. Alzando gli occhi, la Basilica di San Domenico illuminata dal basso sembra sospesa sopra le mura, come se vegliasse silenziosa su tutto. Un'atmosfera che nessuna fotografia riesce a restituire davvero. Una tappa perfetta per famiglie: i bambini restano incantati dalle carpe e dai pesci rossi che nuotano nelle vasche, mentre i più grandi si perdono nella storia. Vale la pena visitarla insieme alla Fonte d'Ovile e le altre fonti, per capire davvero quanto l'acqua fosse al centro della vita nella Siena medievale.

Vuoi scoprire davvero cosa vedere a Siena? Fontebranda ti aspetta nel Terzo di Camollia. Vai a vederla dopo il tramonto: è lì che parla di più.