Una porta monumentale e maestosa
Porta Romana veniva considerata la più bella porta mai costruita anche per le sue notevoli dimensioni: nel punto più alto raggiunge i trenta metri.
La sua monumentalità colpì anche Agnolo di Tura del Grasso, autore della Cronaca senese, che intorno alla metà del XIV secolo la definì “grande e bella, di gran difitio più che porta che sia in Italia”.
L’interno contiene locali ampi, praticabili e muniti di scale che conducono sul tetto dell’edificio. La porta fu collegata alle mura della città solo dopo la sua costruzione.
L’affresco dell’Incoronazione della Vergine
Per accrescere la sua bellezza, Porta Romana venne decorata con l’affresco posto sulla grande edicola del torrione, raffigurante L’Incoronazione della Vergine.
L’opera fu commissionata e iniziata da Stefano di Giovanni, detto il Sassetta, e, dopo la sua morte, portata a compimento da Sano di Pietro.
Stemmi, epigrafi e tracce storiche
Porta Romana si trova sul percorso dell’antica via Cassia ed era munita di merli e di un antemurale di difesa. A destra della porta si scorge il frammento di una tavola in travertino con parte di un’epigrafe di età romana e, sotto, una lapide con una lunga iscrizione in latino, dettata nel 1734.
La targa più antica fu individuata dal senese Teofilo Gallaccini nel 1606, vicino a Porta Romana, sulla cinta muraria che da qui scendeva verso Porta Pispini.
Sulla parte destra dell’antemurale si trova un grande stemma in marmo della famiglia Medici, con la scritta “Cosmus Medices Florentiae Et Senarum Dux II”. Insieme allo stemma posto sul prospetto del Palazzo comunale nel 1560, fu collocato su uno dei complessi ritenuti più significativi della città.
Porta Romana e la Via Francigena
I viaggiatori e i pellegrini che entravano a Siena da Porta Camollia, lungo la Via Francigena, lasciavano la città da Porta Romana, spesso chiamata nei documenti anche Porta “Nuova”.
Per chi lasciava Siena in direzione di Roma, questa porta era una soglia solenne, capace di racchiudere l’eleganza e la forza della città.




